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La valutazione della composizione corporea tramite plicometria

LA VALUTAZIONE DELLA COMPOSIZIONE CORPOREA TRAMITE PLICOMETRIA

 

1.   La composizione corporea – aspetti generali.

 

Nella moderna concezione dell’allenamento sportivo la valutazione ed il controllo del peso corporeo dell’atleta, rivestono un’importanza significativa, pari a quella relativa alle impostazioni metodologiche.

Il controllo e la regolazione del peso corporeo hanno infatti un ruolo di rilievo ai fini del raggiungimento di una performance ottimale.

Il problema riguarda atleti di svariate discipline, sia quelle di endurance, dove l’atleta magro è avvantaggiato sia in termini di economicità che di capacità di termoregolazione, che quelle dove esistono categorie di peso (sollevamento pesi, pugilato, lotta, ecc..). dove il rapporto peso potenza influisce in modo critico sulla  prestazione.

Va precisato che il criterio della distinzione in categorie ponderali, basandosi sul peso puro e semplice, non considera le differenze fra massa magra e massa grassa e per questo non risulta molto preciso, ma è sufficiente per mettere in competizione atleti con caratteristiche fisiche non troppo dissimili.

Il problema del controllo del peso, per contro, non riguarda chi gareggia nelle massime categorie e gli atleti di specialità in cui assume importanza la forza assoluta (es. lanci in atletica leggera) più di quella relativa.

L’espressione ed il controllo della composizione corporea di un atleta sono funzioni dipendenti da fattori genetici, dall’alimentazione e dall’allenamento.

Sebbene le tabelle peso-altezza siano largamente usate per definire il grado di sovrappeso basato sull’età e sulla struttura fisica, esse non sono in grado di fornire indicazioni sulla composizione qualitativa del peso corporeo. Infatti, sono spesso tabelle adatte ad indagini epidemiologiche su popolazioni ampie conseguentemente la loro applicazione ad atleti è inaffidabile.

Può, ad esempio, verificarsi che un soggetto abbia un peso superiore a quello suggerito dalle tabelle, ma che la sua quota di grasso sia molto bassa; il peso in eccesso sarà rappresentato da massa muscolare. Differentemente con la misurazione della percentuale di massa grassa, i parametri che fanno riferimento all’altezza ed alla corporatura perdono di significato; in sostanza una persona è grassa se supera certi valori percentuali indipendentemente dalla sua struttura fisica.

Più che il peso quindi deve interessare la composizione corporea

Nell’atleta il problema del dimagrimento è spesso più complesso che nel sedentario poiché qualsiasi trattamento volto ad intaccare i depositi lipidici deve preservare inalterati i livelli di forza e quindi di tessuto muscolare del soggetto.

L’obiettivo è di dimagrire mantenendo i livelli di forza ed efficienza.

Solo attraverso questa strada si ottiene il raggiungimento del peso forma

E’ stato, infatti, verificato che riduzioni cospicue del peso corporeo determinano una diminuzione non soltanto del tessuto adiposo ma anche di quello magro; al contrario occorre preservare - migliorare la componente muscolare, pena il decremento dei livelli di forza, resistenza ed efficienza muscolare in genere dell’atleta.

La chiave, dunque, è perdere grasso e non massa magra e la conoscenza della percentuale di grasso corporeo ci consente di dare un giudizio più obiettivo dello stato di forma e del peso corporeo ideale dell’atleta.

A questo proposito è bene chiarire che dimagrimento e calo ponderale NON sono sinonimi.

Per dimagrimento s’intende la riduzione del tessuto adiposo, accompagnata normalmente, ma non necessariamente, da una diminuzione del peso.

Per calo di peso s’intende solamente lo spostamento verso sinistra dell’ago della bilancia, non sempre o non solo dovuto alla perdita di tessuto adiposo, ma probabilmente anche alla perdita d’acqua e proteine muscolari.

 

Le componenti del corpo su cui si può principalmente agire per ottenere un calo ponderale sono:

- il glicogeno epatico e muscolare con l’acqua ad esso legata

- le frazioni idriche dell’organismo

- il contenuto intestinale

- il grasso corporeo

- i muscoli

Naturalmente agire su di una di queste componenti piuttosto che su un’altra non è la stessa cosa; le variazioni, ad esempio, legate alle frazioni idriche o al contenuto di glicogeno possono essere tollerate solo per alcune ore. La riduzione del grasso corporeo, invece, può avere effetti duraturi, senza danni di alcun tipo per la salute dell’organismo.

 

Il concetto di composizione corporea si lega a quello di forza assoluta e relativa.

Per forza assoluta s’intende la forza massima che un atleta riesce ad esplicare in un certo movimento, indipendentemente dal suo peso corporeo.

La forza relativa è la forza sviluppabile in rapporto al peso corporeo; il valore si ottiene semplicemente dividendo la forza assoluta per la massa corporea e corrisponde alla forza per ogni kg di massa corporea (forza relativa = forza assoluta / peso corporeo)

Ipotizziamo che due ciclisti abbiano lo stesso valore in watt alla soglia anaerobica (4 Mm di lattato) ad es. 300 watt, ma il primo sia 70 kg ed il secondo 80 kg.

Solo in teoria hanno la stessa potenza alla soglia, infatti, il primo sviluppa un rapporto peso potenza di 4,28 watt, mentre il secondo si ferma solamente a 3,75 watt per chilo di peso corporeo; la differenza numerica è sostanziale (0,53 watt) e si traduce in differenza di rendimento soprattutto in salita.

 

 

 

 

 

2. L’esame plicometrico

 

La metodica antropoplicometrica è il metodo più diffuso di valutazione della composizione corporea; è semplice, non invasiva, di poco costo, di rapida esecuzione ed utilizzabile come riferimento per analizzare le modificazioni della massa muscolare in corso di attività fisica o dopo specifici programmi di allenamento.
Il principio su cui si basa è che l’aumento del grasso corporeo totale determina anche un parallelo aumento del grasso sottocutaneo.

Essa si basa sulla misurazione dello spessore della pelle tramite una pinza calibrata, detta plicometro.

La metodica plicometrica offre un vantaggio specifico poiché garantisce la possibilità di ottenere delle informazioni sulle diversità distrettuali di composizione corporea, in particolare della distribuzione di tessuto adiposo.
La plicometria cutanea è una metodica densitometrica in quanto arriva alla determinazione di una densità corporea partendo dalla misurazione dello spessore del tessuto adiposo sottocutaneo.
Si assume che vi sia uno stretto rapporto tra gli spessori delle pliche e la percentuale di grasso totale corporea.
La misurazione delle pliche ci consente di risalire alla densità corporea e da questa al compartimento di massa grassa, per differenza dal peso si otterrà poi la massa magra.
Numerosi studi hanno dimostrato che esiste un grado di correlazione tra il grasso sottocutaneo e quello totale, questo è in funzione dell'età e varia a seconda della popolazione considerata, inoltre la plicometria consente di definire la topografia del grasso sottocutaneo

Il metodo della plicometria non fornisce valori rigorosamente esatti, dipendendo sia dall’efficacia tecnica del plicometro sia dall’esperienza dell’operatore nella rilevazione.

Le informazioni che si ottengono vanno dunque utilizzate con elasticità, ma sono comunque molto attendibili, ripetibili ed indicative.

Attraverso la rilevazione di pliche cutanee, circonferenze e calibri ossei è possibile risalire alle misurazioni sia in kg sia in termini percentuali di:

  • grasso,
  • massa magra,
  • muscolo,
  • osso

e stabilire la tipologia di struttura ossea dell’individuo (longitipo, normotipo, brevitipo)

 

 

2.1 Il plicometro

La plicometria, come detto, misura lo spessore delle pliche cutanee.

Il termine plica indica lo spessore di una piega della cute e del tessuto adiposo sottocutaneo relativo in un punto specifico del corpo.
La misura viene effettuata con un calibro, le cui estremità vengono applicate alla cute in modo che lo spessore di questa sia misurato su una linea

perpendicolare all'asse longitudinale della plica.

Tale strumento, denominato plicometro, può essere paragonato al calibro di un meccanico in quanto è costituito essenzialmente da una pinza e da una scala graduata che misura la distanza tra le punte.

Il plicometro dovrebbe esercitare una pressione costante tra le pliche di 10g/mm ² (se la pressione è diversa  la non ottimale compressione della plica causerà errori in fase di rilevazione).

E' pertanto opportuno  controllare periodicamente il calibro attenendosi alle indicazioni del costruttore (pressione, distanza dalle punte).

Ne esistono di vari tipi che vanno da quelli più economici in plastica, non adatti a rilevazioni scientifiche, a quelli più professionali in metallo. Questi ultimi sono i più usati in ambito antropometrico e sono essenzialmente tre:  

- Lange USA, 65mm;

- Harpenden GB 55 mm,

- Holtain 50 mm (i mm rappresentano la misura della massima apertura delle pinze).  

 

2.2 Tecnica di rilevazione

La corretta tecnica di rilevazione è fondamentale per non introdurre errori di misura.

E' importante standardizzare i criteri di selezione e localizzazione dei siti di misurazione, in quanto anche loro piccole variazioni possono compromettere grandemente la misurazione.
La standardizzazione dei siti di misurazione dovrebbe sempre riferirsi a punti di repere ben chiari.
Quando si vogliono eseguire delle misurazioni sullo stesso soggetto nel tempo, il calibro deve essere sempre lo stesso e così anche l'operatore, questo per evitare errori oggettivi o soggettivi.
La plica viene sollevata con il pollice e l'indice (attenzione a sollevare solo cute e sottocute) su una linea perpendicolare all'asse longitudinale del sito, quindi le estremità del calibro eserciteranno una pressione sulla plica rilevandone la misura

Occorre dunque rispettare le seguenti linee guida:

  1. Effettuare le misurazioni sul lato sinistro del corpo per convenzione (senza tener conto del lato di preferenza del soggetto, a meno che il sx non sia impossibilitato o si voglia rilevarli entrambi o solo il dx per problemi di riabilitazione).
  2. Individuare il sito e marcare con lapis dermografico
  3. Tenere il calibro con la mano dx e afferrare tra pollice e indice della mano sx una plica cercando di scollare il tessuto muscolare sottostante.
  4. Le dita devono distare 8 cm, su una linea perpendicolare all’asse longitudinale del pannicolo.
  5. Esercitare con la mano dx una pressione per separare le branche del calibro, applicare il calibro alla base tenendolo a 90°.
  6. Tenere sempre la plica fra le dita e rilasciare la pressione del calibro lentamente.
  7. Effettuare la lettura dopo 2 secondi.
  8. Aprire il calibro, rimuoverlo e chiuderlo lentamente.
  9. Ripetere la misura 2 volte (con almeno 2 minuti di intervallo per permettere alla plica di tornare nella forma non compressa) e poi fare la media. Se le due misurazioni variano tra loro più del 10% occorre eseguirne una terza.

Essendo la cute elastica la misura deve essere letta entro circa 4 secondi dopo che si è rilasciato il calibro, se intercorre più tempo la misura letta sarà più piccola di quella reale perché i liquidi saranno forzati ad uscire dai tessuti.
Con i calibri tradizionali, la misura deve essere rilevata alcune volte (in genere tre) ed il valore medio assunto come quello reale.

 

La misura dei pannicoli adiposi (pliche) può essere effettuata in diverse sedi, le più utilizzate sono:  

 

Pettorale

Il sito di misurazione è rappresentato dal punto mediano di una linea immaginaria che collega il capezzolo con l'angolo ascellare anteriore,soggetto in posizione eretta e braccia rilassate ai lati del corpo. La plica viene presa in direzione diagonale tra l'ascella ed il capezzolo

 

Sottoscapolare

il sito di misurazione è situato appena sotto l'angolo inferiore della scapola, con il soggetto in posizione eretta e le braccia rilassate ai lati del corpo. La plica viene rilevata in diagonale

 

Soprailiaca

Il sito di misurazione è sulla linea medio-ascellare appena sopra la cresta iliaca, con il soggetto in posizione eretta e le braccia che pendono ai lati del corpo. La plica viene presa in obliquo, appena sopra la cresta iliaca

 

Addominale

Il sito di misurazione è localizzato tre cm lateralmente all'ombelico ed un cm inferiormente ad esso con il soggetto che respira normalmente ed ha la muscolatura addominale rilassata. La plica viene presa in verticale (od orizzontale a seconda degli autori), tre cm lateralmente all'ombelico

 

Tricipite

Il sito di misurazione si trova sulla superficie posteriore del braccio, sopra il muscolo tricipite, in corrispondenza del punto medio di una linea tracciata tra il processo acromiale della scapola ed il margine inferiore del processo olecranico dell'ulna.
La plica tricipitale è la plica più comunemente misurata, è strettamente correlata con il grasso corporeo percentuale e totale. La plica viene presa in verticale, a metà del braccio misurato flesso

 

Bicipite

Il sito di misurazione si trova sulla superficie anteriore del braccio a livello della protuberanza del muscolo bicipite. La plica viene presa in verticale, a metà del braccio misurato disteso

 

Coscia

Il sito di misurazione si trova sulla linea mediana anteriore della coscia, in corrispondenza del punto medio di una linea tracciata tra la piega inguinale ed il margine prossimale della rotula, al fine di facilitare la localizzazione della piega inguinale, si chiede al soggetto in posizione eretta di flettere la coscia.
La plica viene presa in verticale, al centro della distanza tra la piega inguinale e la rotula

 

Polpaccio

Il soggetto siede con la coscia flessa sulla gamba di 90° e la pianta del piede sul pavimento, il sito di misurazione si trova a livello del margine mediale del polpaccio nel punto dove c'è la massima circonferenza della gamba. La plica viene presa in verticale, nel punto di maggior sviluppo della parte e nella sua porzione mediale

 

 

La misura delle circonferenze corporee: punti di repere

 

circonferenza del torace
viene misurata a livello della quarta articolazione sterno-costale, con il soggetto in piedi, alla fine di una normale espirazione. Il punto di riferimento anatomico sulla superficie anteriore del torace più frequentemente menzionato è il capezzolo, che corrisponde circa al quarto spazio intercostale

- circonferenza della vita
Il soggetto in posizione eretta, con l'addome rilassato nel punto più stretto dell'addome, la misura viene effettuata alla fine di un'espirazione normale. E' una misura indicativa del tessuto adiposo profondo ed è correlata con il valore di massa magra e con l'indice di massa corporeo (BMI)

- circonferenza addominale
Il sito di misurazione corrisponde a livello ombelicale, in corrispondenza della maggiore estensione anteriore dell'addome, la misura viene effettuata alla fine di una normale espirazione.
E' un indice antropometrico del tessuto adiposo sottocutaneo e profondo

- circonferenza dei glutei o dei fianchi
E' la circonferenza massima dei glutei, misura la dimensione esterna dalla pelvi che è correlata con la quantità distrettuale di tessuto adiposo de distretto inferiore del corpo.

 

 

2.3 Possibili errori

 

Gli errori che si possono commettere in sede di rilevazione sono moltissimi ed è  importante conoscerli  in modo da ridurli il più possibile.  

 

1) Abilità operatore  

La localizzazione errata delle pliche causa errori nella misura:

a) Errore intra-osservatore:

- errore associato allo stesso rilevatore su misure ripetute sullo stesso soggetto. Varia con il sito ed è maggiore per addome (8,8%) e coscia (7,1%) perché in questi siti la quantità di tessuto adiposo sottocutaneo è maggiore.

- quantità di grasso del soggetto: più un soggetto è grasso e più la rilevazione diventa difficile; infatti negli individui obesi e in quelli molto muscolosi il tessuto adiposo sottocutaneo non si separa facilmente dal muscolo sottostante.

Inoltre negli obesi lo spessore delle pliche eccede la massima apertura del calibro.

L'unica alternativa è quella di prendere siti dove il tessuto adiposo sottocutaneo è minimo (bicipite).

b) Errore inter-osservatore:

errore associato a rilevatori diversi L'oggettività delle misure migliora quando i rilevatori seguono procedure standardizzate, si esercitano assieme e marcano i siti.  

 

2) Tipo di calibro

Controllare:

- accuratezza

- precisione

- range di misura

- pressione

- usare lo stesso calibro per misure ripetute sullo stesso soggetto

 

3) Fattori legati al soggetto  

- spessore della cute (0.5-2 mm)

- comprimibilità del tessuto adiposo

- livello di idratazione

- non effettuare la misura dopo allenamento, sauna, bagno turco, nuoto o doccia poiché l’ esercizio fisico, acqua calda e calore producono iperemia (aumento flusso ematico) nella pelle con conseguente aumento dello spessore cutaneo.  

 

4) Equazioni di predizione usateesistono due classi di equazioni:

- equazioni popolazione specifiche, derivate da un campione limitato e omogeneo ed applicabili esclusivamente ad una determinata popolazione (ad esempio nella valutazione della composizione corporea dei ciclisti).

- equazioni generalizzate, derivate da ampi campioni eterogenei che variano in età e adiposità  (es. valutazione composizione corporea degli Italiani)

 

 

 

3. L’esame plicometrico nel dettaglio

 

Vediamo di entrare nel merito, esaminando nel dettaglio un esame plicometrico

E’ necessario, come prima operazione, registrare una serie di dati che possiamo suddividere in quattro ambiti:

Ÿ  dati generali: altezza, peso, f.c. a riposo, tipo di attività lavorativa

Ÿ  dati inerenti le pliche cutanee: plica tricipitale, scapolare, toracica, ombelicale, soprailiaca e quadricipitale

Ÿ  dati inerenti le circonferenze muscolari: rilevazioni a carico di braccio, vita, coscia radiale (a livello dell’inguine) e mediale

Ÿ  dati inerenti i calibri ossei: rilevazioni dello spessore delle ossa di polso, gomito, ginocchio e caviglia.

I dati così raccolti vengono immessi in un programma computerizzato (Wincomp, Infrafit) che li elabora secondo apposite formule.

 

La classificazione della struttura ossea può essere brevilinea, normolinea e longilinea; appartenere ad una di queste tre classi non dipende esclusivamente dalla statura dell’atleta, ma dal rapporto tra la statura e l’entità dei suoi calibri ossei; un atleta di 178-180 cm può risultare normolineo e non longilineo proprio a causa di un tessuto osseo totale di elevato valore.

Dalla misurazione dei calibri ossei, che naturalmente potrà essere omessa nelle successive misurazioni sullo stesso atleta, derivano i kg di tessuto osseo ed il loro valore percentuale sul peso totale.

 

La massa grassa viene espressa in valore totale in kg e valore in percentuale

Costituisce il fulcro dell’esame plicometrico.

La massa grassa dell’atleta viene espressa in kg e nel suo valore percentuale corrispondente.

Una maschera grafica del software permette di apprezzare i punti dove l’accumulo è maggiore o minore nei casi in cui vi sia un accumulo disomogeneo; queste zone riflettono in forma orientativa l’attività sportiva praticata o, in alcuni casi, il tipo di professione.

Nell’esaminare il valore assoluto in kg non bisogna credere che esso si possa abbattere in toto; infatti nel nostro organismo il tessuto adiposo si suddivide in:

Ÿ  essenziale o strutturale = è parte inscindibile degli organi, necessario alle funzioni fisiologiche

dell’organismo; si trova nel midollo osseo, cuore, polmoni, fegato, milza, reni, intestino, nel sistema nervoso centrale

La quantità di grasso essenziale è maggiore di quattro volte nella donna rispetto all’uomo

Alcuni autori parlano anche di essenziale e viscerale

Ÿ  di deposito = è quello che si trova nel tessuto sottocutaneo e profondo

 

Naturalmente l’obiettivo dello sportivo è di abbassare la quota relativa al grasso di deposito

Le possibilità e le capacità di un atleta di abbassare la sua percentuale di grasso corporeo dipendono da svariati fattori: genetici, alimentari, chimici, relativi al tipo di sport ed al tipo d’allenamento.

 

Mediamente le percentuali di grasso si possono così riassumere, sottointendendo che, come detto, le differenze interindividuali, possono essere notevoli.

 

 

Sedentari

Fitness

Sportivi Amatoriali

Sportivo prof.

Uomini

16-20%

11-15%

8-10%

4-7%

Donne

24-26%

17-22%

15-17%

11-13%

 

A corollario di questi dati non va dimenticata la regola fondamentale, e cioè che il dimagrimento deve essere funzionale al raggiungimento di una maggiore competitività, per cui non ha senso intestardirsi nel raggiungere determinati valori di percentuale di grasso se ci si accorge che non sono compatibili con un parallelo incremento delle proprie capacità di esercizio.

 

La massa magra è costituita dai kg di peso totale – kg massa grassa

Il 50% circa della massa magra è costituito da tessuto muscolare

All’interno della massa magra, sono importanti i valori di:

Ÿ  Kg totali di muscolo

Ÿ  Percentuale di muscolo su massa magra

Entrambi i valori sono di primaria importanza per controllare che un calo di peso registrato sia effettivo dimagrimento (= calo dei kg di grasso) e non si accompagnato da perdita di massa muscolare.

C’è la possibilità di conoscere come i kg di muscolo sono distribuiti tra distretto superiore (arti superiori e tronco) e distretto inferiore (glutei e arti inferiori); una caratteristica, ad esempio dei ciclisti, è di avere uno scarto sempre superiore a 11-12 kg a favore del distretto inferiore, cosa che non capita a sportivi più “completi” (es. canottieri, nuotatori, triatleti).

In effetti nel ciclista questa differenza va ricercata, in quanto avere tessuto muscolare in surplus nel distretto superiore significherebbe solo zavorra inutile.

 

 

4. Lo studio statistico

Sono stati presi in considerazione due gruppi di atleti, uno costituito da ciclisti (23 soggetti) e l’altro da triatleti (22 soggetti).

Il livello medio di qualificazione di entrambi i gruppi era di medio – buon livello.

Il gruppo dei ciclisti è prevalentemente composto da atleti amatoriali dediti alle gare di medio fondo e gran fondo con la presenza, tuttavia, anche di tre ciclisti professionisti.

Il livello di qualificazione del gruppo di triatleti è più elevato, vantando la presenza di diversi nazionali, oltre ad atleti age group.

Di seguito sono riportati i risultati ottenuti sui due gruppi

 

 

 

 

 

 

 

 

muscolo su

 

altezza

kg

T.osseo tot

grasso tot. kg.

Grasso %

muscolo kg

massa magra %

1

167

61

9,85

5,34

8,76

28,5

51,2

2

184

80

13,3

4,7

5,88

43,81

58,18

3

186

72,5

12,65

3,91

5,39

36,78

53,62

4

176

69,9

11,28

6,23

8,9

35,89

56,37

5

163,5

63,8

10,12

5,56

8,72

31,55

54,19

6

172

62,8

9,93

4,09

6,51

31,01

52,81

7

181

74,7

12,23

8,73

11,69

32,43

49,16

8

175

71,8

10,69

4,48

6,23

35,74

53,08

9

182

67,4

11,12

2,89

4,29

35,15

54,48

10

174

68

12,39

6,46

9,51

30,41

49,42

11

179

72,4

11,18

6,17

8,52

36,56

55,16

12

183,7

77

12,83

5,12

6,65

37,29

51,85

13

172

63,2

10,36

5,93

9,39

30,14

52,63

14

179

69,2

11,62

4,71

6,81

36,1

55,99

15

169

69

10,83

4,15

6,01

35,16

54,21

16

179

74

12,34

6,49

8,77

38,37

56,84

17

177

70,3

10,96

6,37

9,06

36,52

57,13

18

173

59,8

10,42

3,05

5,09

30,82

54,3

19

180

77,5

13,06

6,9

8,9

37,51

53,12

20

176

77,7

11,43

10,42

13,41

32,88

48,87

21

180

71,6

11,77

6,27

8,73

36,51

55,84

22

184

80

13,35

7,26

9,08

43,99

60,48

Media

177

70,6

11,53

5,69

8

35,14

54

 

Tabella 1: Riepilogo numerico dei valori rilevati sui triatleti esaminati

 

 

 

 

 

 

 

 

 

muscolo su

 

altezza

kg

T.osseo tot

grasso tot.kg.

grasso%

muscolo kg

massa magra %

1

185

93

13,59

9,81

10,54

44,35

53,31

2

160

62

8,09

6,84

11,03

28,85

52,32

3

165

59,2

9,19

4,94

8,34

28,09

51,77

4

185

88,6

12,83

9,43

10,72

40,27

50,84

5

168

57,5

9,7

3,22

5,59

28,37

52,22

6

175

73,5

10,18

7,12

9,68

35,03

52,77

7

180

76

14,42

7,63

10,04

35,78

52,33

8

173

71,7

11,77

7,98

11,12

36,79

57,7

9

170

69,3

11,64

5,53

7,98

33,8

53,01

10

183

67,4

12,37

3,12

4,55

32,38

50,31

11

172

70

11,09

10,97

15,67

30,82

52,21

12

174

74,4

11,53

9,31

12,49

36,83

56,59

13

180

66

10,92

3,01

4,56

34,58

54,89

14

170

69,1

10,82

7,04

10,17

33,84

54,53

15

183

73

11,88

7,08

9,69

38,01

57,65

16

175

65

9,82

4,51

6,94

29,58

48,91

17

174

65,9

10,12

6,5

9,87

32,69

55,04

18

180

72,8

11,61

6,01

8,26

35,76

53,54

19

172

63

9,65

4,27

6,78

34,07

58,01

20

180

74

10,77

9,3

12,56

33,78

52,21

21

182

79,4

13,37

7,87

9,93

38,93

54,45

22

180

82,5

11,93

9,9

11,97

37,29

51,37

23

178

68,5

11,25

5,72

8,34

35,49

56,53

Media

175,8

71,3

11,24

6,83

9,42

34,58

53,58

 

Tabella 2: Riepilogo numerico dei valori rilevati sui ciclisti esaminati

 

Conclusioni

L'utilizzo della plicometria per determinare la percentuale di grasso corporeo è una tecnica semplice ed economica 
Tale metodica si basa sul presupposto (non sempre vero) che lo spessore del tessuto adiposo sottocutaneo sia proporzionale al grasso corporeo totale e che le posizioni scelte siano rappresentative dello spessore medio del tessuto adiposo sottocutaneo.

Esistono diversi tipi di equazioni predittive (quadratiche o logaritmiche) che dovrebbero essere utilizzate sullo stesso tipo di soggetti (sedentari, atleti di potenza o resistenza ecc.) da cui sono state ricavate. 
Utilizzata da un operatore esperto la plicometria risulta tuttavia valida, soprattutto per seguire nel tempo le variazioni del rapporto massa grassa/massa magra nell'atleta.

 

BIBLIOGRAFIA

 

1.  Bargossi A – Neri M.  – Alimentazione e ciclismo, Elika edizioni.

2.  Bertucelli C. – Dati personali

3.  Dal Monte A, Faina M. - Valutazione dell’atleta.

4   Fox, BowersNutrizione, esercizio e controllo del peso. Pensiero Scientifico editore, 1995

5   SomenziniDieta giusta e bicicletta. Compagnia editoriale, 1986                                     

6   Siani V. -  Sport energia alimenti, Zanichelli

7   Zorzetto G. – La corretta alimentazione del ciclista, Elika edizioni.